12/2011 Onstage (Italy)

Dopo una lunga pausa, oltre cinque anni, e il secondo abbandono di John Frusciante – sostituito dal giovane Josh Klinghoffer – i Red Hot Chili Peppers sono tornati con un nuovo capitolo discografico, I’m With You. Ecco cos’hanno raccontato durante un’affollata conferenza stampa milanese.

Flea, con una t-shirt di Theolonious Monk, e il giovane chitarrista sono i due Peppers deputati a soddisfare le curiosità di moltissimi giornalisti accorsi per celebrare degnamente una band dalla carriera invidiabile, capace ancora di piazzare qualche zampata di classe nonostante gli anni che passano, gli stravizi (ormai abbandonati, pare) e l’inevitabile perdita di un po’ di smalto. È soprattutto il minuto bassista a mostrare i segni del tempo – si sta anche riprendendo da un fastidioso mal di schiena che l’ha immobilizzato per qualche giorno –, ma i capelli tinti di un viola pallido e il sorriso rilassato mantengono viva l’illusione di trovarsi davanti a uno dei personaggi più genuinamente selvaggi della scena alternative rock americana. Anche Josh appare a suo agio davanti a una platea affollata e, per forza di cose, a lui vanno le prime domande. Non potrebbe essere altrimenti, visto che ha avuto il difficile compito di sostituire l’amatissimo e talentuoso asso della sei corde John Frusciante, alla sua seconda – e pare definitiva – uscita dal gruppo.

«Ovviamente è un grandissimo onore prendere il posto di un musicista così bravo, ma il mio ingresso nei Red Hot Chili Peppers è stato piuttosto indolore. Conoscevo già tutti quanti, avevo collaborato con John in passato e trovarsi con Flea, Anthony e Chad in sala prove mi è sembrato quasi naturale. Ero un fan, suonavo già molti dei loro pezzi, c’è stata un’armonia naturale e immediata». Tocca a Flea fornire ulteriori particolari. «Il primo giorno in cui ci siamo trovati a provare con Josh avevamo ricevuto la notizia della scomparsa di un nostro carissimo amico, Brandon Mullen. In suo onore ci siamo lanciati in una jam improvvisata che è poi diventata Brandon’s Death Song, uno dei pezzi del disco. Possiamo dire senza tema di smentite che I’m With You è nato quel giorno, con l’arrivo di Josh e il primo brano composto. La magia tra di noi è scoccata istantaneamente, non c’è stato bisogno di aggiungere altro, avevamo il chitarrista adatto a noi, quello che serviva ai RHCP per ricominciare a suonare con convinzione. Parte del merito di questo album è proprio dell’entusiasmo contagioso di Josh oltre che del suo talento».

CITY OF ANGELS

Brandon Mullen, per chi fosse poco addentro alla storia del punk losangelino, è stato il proprietario (e impresario unico) del Masque, leggendario locale in cui nacque la prima scena cittadina, quella composta da X, Germs, Dickies, Weirdos e innumerevoli altre misconosciute band. Flea e Anthony all’epoca (parliamo di fine anni Settanta e inizio Ottanta) erano due ragazzini in cerca di emozioni forti, innamorati di punk rock, droghe e della vita selvaggia di L.A.

Mullen, uno scozzese trasferito in California, aveva chiuso il Masque dopo enormi casini burocratici e legali, ma la passione per la musica era rimasta intatta. Proprio lui fu uno dei primi a credere nel potenziale degli acerbi Red Hot Chili Peppers, spingendoli in ogni modo e sfruttando le sue conoscenze per farli suonare nei molti club locali. È piuttosto interessante che una band dal successo planetario tenga sempre a ribadire il proprio legame profondo con l’attitudine punk e con un passato che, all’interno della loro musica, trova sempre meno spazio, sostituito da un classic rock di maniera e dalla solita abbondante razione di funk. È ancora il bassista a chiarire il concetto quando gli chiedo come sia possibile conciliare quel tipo di background con gli ingaggi stellari, i tour mondiali, gli hotel a cinque stelle e i milioni di dollari guadagnati in carriera. «Credo che siano due cose differenti e che l’attitudine non dipenda dal conto in banca. Mi piacciono i soldi come a chiunque altro, ma non sono il fine ultimo da perseguire. Noi siamo nati e cresciuti in quel tipo di scena, immersi e circondati da determinate band e persone che ci hanno influenzati e plasmati. Il fatto che i Red Hot Chili Peppers siano un gruppo di grande successo non cambia il nostro approccio alla musica, né ciò che ci piace a livello personale. Posso ascoltare i Bad Brains come recita la tua t-shirt e, allo stesso modo, anche John Coltrane, non ho nessun preconcetto a riguardo. Punk per me significa ragionare con la propria testa, fare quello che si vuole senza che nessuno interferisca, suonare ciò che si ama. Io l’ho sempre fatto, ho seguito le mie regole e ho avuto successo senza dover mai svendermi o fare musica di merda. In qualche modo sono rimasto lo stesso ragazzino di diciotto anni che girava disperato per le strade di Los Angeles in cerca di droghe, rock’n’roll ed emozioni forti. Per questo motivo, mi sento assolutamente in pace con me stesso». Manco a dirlo, dopo l’uscita di I’m With You è partito il tanto atteso giro del mondo in tour con date ai quattro angoli del globo e biglietti esauriti già in prevendita, segno di un affetto che non smette di circondare il quartetto. «È vero, abbiamo dei fan straordinari e sono orgoglioso di poter sfruttare la mia posizione come membro della band per esprimere ciò che sento nella maniera più genuina. Chi viene a vederci suonare sa che noi siamo esattamente in quel modo, quattro musicisti che si identificano nella propria musica, è una faccenda spirituale se devo dire la verità. Abbiamo preparato uno spettacolo di un’ora e mezza con diciotto/venti canzoni circa, ci stiamo divertendo come ragazzini».

CINQUE LUNGHI ANNI

Riesce semplice capire l’eccitazione di Flea e compagni verso il lato fisico della loro professione – senza contare che il live è sempre stato un momento fondamentale e catartico per il gruppo – soprattutto perché cinque anni di pausa sono davvero molti per chi è abituato a ritmi serrati e iperattività. «Beh, dipende da come la si vede. Cinque anni sono molti, è vero, ma non siamo stati certo con le mani in mano, anche se era necessario un periodo di decompressione dopo il lungo tour precedente. Se devo dire la verità, quando ci siamo presi una vacanza, non ero nemmeno certo di cosa sarebbe successo, sapevo solamente che in quel momento non volevo sentir parlare dei Red Hot Chili Peppers in nessuna maniera. Ero scarico, avevo bisogno di stimoli, per tutti era così e ognuno ha reagito a modo suo. John, dopo una lunga riflessione, ha deciso di proseguire da solo senza di noi, ha fatto una scelta coraggiosa, ma penso non fosse possibile altrimenti. Le nostre strade si stavano dividendo. Chad ha suonato con i Chickenfoot, per esempio, io invece ho frequentato un corso di pianoforte, in cui mi sono rimesso in gioco. È stato illuminante, mi è servito anche come esercizio di disciplina e tutto ciò l’ho poi sfruttato quando si è trattato di comporre il nuovo album. Quindi, tornando alla domanda iniziale, cinque anni sono volati ora che ci ripenso, e bisogna anche aggiungere l’ingresso di Josh come nuovo chitarrista e le prove e le registrazioni dell’album». Proprio Klinghoffer parla della scaletta approntata per il tour dal suo punto di vista, quello dell’ultimo arrivato che si trova a doversi confrontare con un repertorio classico e impegnativo come quello dei RHCP. Un compito che farebbe tremare i polsi anche a musicisti ben più esperti di lui. «È bizzarro entrare a far parte di una formazione di cui sei stato fan per moltissimi anni. Io mi ricordo chiaramente quando ho acquistato One Hot Minute e quanto mi piacesse quell’album. Peccato che John non abbia mai voluto avere a che fare con il materiale scritto con Dave Navarro, ma lo capisco. Anche ora quei pezzi non trovano spazio dal vivo, ce ne sono di molto più importanti da regalare al pubblico anche se a me piacerebbe poterne suonare qualcuno. Chissà, magari in futuro faremo un’eccezione alla regola e ne proporremo qualcuno, credo che i fan apprezzerebbero».

MUSICA DIVINA

La copertina di I’m With You è stata affidata a uno dei più grandi artisti contemporanei, l’inglese Damien Hirst, celebre per il suo squalo in formalina, per il teschio interamente rivestito di diamanti e le sue opere dissacranti e provocatorie. «Damien è un caro amico della band e ci è sembrato naturale chiedere a lui di disegnare la nostra copertina. Non gli abbiamo dato nessuna indicazione a riguardo, solo il titolo, ma non credo ce ne fosse bisogno. È uno dei più bravi e famosi artisti al mondo, di certo non ha necessità di un nostro suggerimento. Il significato? Bisognerebbe chiederlo a Damien, a noi piace moltissimo perché è grande arte e, come spesso invece si tende a dimenticare, l’arte serve soprattutto a porsi domande e non ad avere risposte». Se, per caso, voleste anche sapere che tipo di pillola vorrebbero essere Flea e Josh (sulla cover campeggia una mosca che si posa su una capsula), il bassista non ha esitazioni quando sbotta con “acid!” tra l’ilarità generale, mentre il chitarrista glissa con un sorriso imbarazzato sull’argomento. La sua timidezza è palpabile e nemmeno la certezza di essere entrato in un vortice che lo porterà a diventare un musicista famoso riesce a scalfire le sue difese naturali. «Non penso assolutamente che il fatto di essere il chitarrista di una rock band famosa possa cambiare il modo in cui sono e in cui mi comporto. Sono cosciente della fama che hanno i Red Hot, ma non mi faccio spaventare facilmente. Poi magari finirò per distruggere stanze di alberghi, corrompere giovani ragazze, farmi tutti i tipi di droghe e spaccare chitarre sul palco (ride)».

La conferenza torna su binari più normali quando Flea ricomincia a parlare del grande potere taumaturgico della musica. Sesso, droga e rock’n’roll? Dalle sue parole spuntano affermazioni leggermente più pacate: «Sono un fottuto hippy! Credo veramente che la musica arrivi da un luogo divino e il meglio che posso fare è cercare di raggiungere quel posto e lasciare che scorra attraverso di me. La mia vita intera ruota attorno a quel luogo magico anche se non sono religioso». La conferenza è finita e nel marasma generale chiedo a Flea se il piccolo cerchio tatuato sulla sua mano sia un omaggio al famoso “Germs burn”, simbolo dei fan della punk band losangelina. Mi guarda stupito e sorride dicendomi che il prossimo sarà la bandiera dei Black Flag, altro classico logo hardcore. Gli mostro il mio e tutto compiaciuto mi dice di aggiungere una frase tratta da una delle loro canzoni, TV Party. «Io scriverò il testo di Rise Above e me lo farò tatuare da Lars Frederiksen, il chitarrista dei Rancid, appena ritorno a casa a Los Angeles. Se ci vedremo una prossima volta te lo mostrerò!». So long, Flea…

Source: Onstage Magazine

 

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After a long pause, more than five years, and the abandonment of the second John Frusciante – replaced by young Josh Klinghoffer – The Red Hot Chili Peppers are back with a new chapter record, I’m With You That’s what they said during a ‘ crowded press conference in Milan.

Flea, with a t-shirt Theolonious Monk, and the young guitarist Peppers are the two deputies to satisfy the curiosity of many journalists gathered to celebrate a band from enviable career, still able to place some paw class despite the passing years , the debauchery (now abandoned, it seems) and the inevitable loss of some ‘of enamel. It is especially the bassist minutes to show the signs of aging – it is also recovering from a nagging back pain that has immobilized for a few days – but his hair dyed a pale violet relaxed smile and keep alive the illusion of being in front of one of the most genuinely wild American alternative rock scene. Josh looks at ease in front of a crowded auditorium and, inevitably, be the first questions to him. It could not be otherwise, since he had the difficult task of replacing the much loved and talented six-string ace John Frusciante, in his second – and apparently final – leaving the group.

“Obviously it’s a great honor to take the place of a player so good, but my entry into the Red Hot Chili Peppers was pretty painless. I already knew all of them, I worked with John in the past and be with Flea, Anthony and Chad in the rehearsal room it seemed almost natural. I was a fan, I played many of their pieces already, there was a natural harmony and immediate. ” Flea’s up to give further details. “The first day we had to try with Josh we received the news of the death of our dear friend, Brandon Mullen. In his honor we launched into a improvised jam that became Brandon’s Death Song, one of the pieces of the disc. We can say without fear of contradiction that I’m With You was born that day, with the arrival of Josh and the first song composed. The magic between us is instantly struck, there was no need to say more, we had the guitar suitable for us, what was needed to RHCP to start playing with conviction. Part of the credit for this album is just contagious enthusiasm for Josh in addition to his talent. “

CITY OF ANGELS

Brandon Mullen, for those not familiar with the history of punk Los Angeles, was the owner (and sole contractor) of the Masque, a legendary music venue in town where he was born the first scene, the one made by X, Germs, Dickies, Weirdos and countless other unacknowledged the band. Flea and Anthony at the time (we speak of the late seventies and early eighties) were two young boys in search of strong emotions, in love with punk rock, drugs and wild life of LA

Mullen, a Scot moved to California, had closed after the Masque enormous bureaucratic and legal trouble, but the passion for music was intact. He himself was among the first to believe in the potential of immature Red Hot Chili Peppers, pushing in every way and using his knowledge to make them play in the many local clubs. It is rather interesting that a band from the global success takes more to reaffirm its deep bond with the punk attitude and a past that, within their music, is less and less space, replaced by a classic rock from the usual manner and abundant ration of funk. It is still the bass player to clarify the concept when I ask him how it is possible to reconcile that kind of background with stellar gigs, world tours, five star hotels and millions of dollars earned in his career. “I think they are two different things and that attitude does not depend on the bank account. I like money as anyone else, but they are not the ultimate goal to be pursued. We were born and raised in that kind of scene, immersed in and surrounded by certain bands and people who have influenced and shaped. The fact that the Red Hot Chili Peppers are a group of highly successful does not change our approach to music, or what we like on a personal level. Can I listen to Bad Brains as stated in your t-shirt and, in the same way, even John Coltrane, I have no preconceptions about it. Punk to me is to think for themselves, do what you want without anyone interfering, play what you love. I’ve always done, I followed my rules and I have had success without ever having to sell out or make crap music. Somehow I was the same boy of eighteen who went desperately in the streets of Los Angeles in search of drugs, and rock and roll excitement. For this reason, I feel totally at peace with myself. ” Needless to say, after the release of I’m With You started the long-awaited round the world tour with dates in the four corners of the globe and tickets sold out in advance, a sign of a love that never fails to surround the quartet. “It’s true, we have some amazing fans and I am proud to be able to use my position as a member of the band to express what I feel in the most genuine. Who comes to see us play knows that we are exactly in that way, four musicians who identify themselves in their music, is a spiritual matter if I have to tell the truth. We have prepared an hour and a half show with eighteen / twenty songs or so, we’re having fun like kids. “

FIVE LONG YEARS

He can easily understand the excitement of Flea and companions to the physical side of their profession – not to mention that live has always been a vital and cathartic moment for the group – especially since five years are really a lot of rest for those who are accustomed to rhythms tightened and hyperactivity. “Well, it depends on how you see it. Five years is a long, true, but we were certainly with our hands, even if we needed a long period of decompression after the previous tour. To tell the truth, when we took a vacation, I was not sure what would happen, only that I knew at that moment I did not want to hear about the Red Hot Chili Peppers in any way. I was unloading, I needed to stimuli, for all was well and everyone has responded in its own way. John, after long deliberation, decided to continue on its own without us, made a brave choice, but I think it is not possible otherwise. Our paths were sharing. Chad has performed with Chickenfoot, for example, but I have attended a piano, when I went back into play. It was enlightening, I also served as an exercise of discipline and all that I used then when it came to compose the new album. So, back to the original question, five years have flown by now that I think about it, and you must also add the entry of Josh as a new guitarist and recording of evidence. ” Just talk about the Klinghoffer ladder prepared for the tour from his point of view, the last arrived which is being confronted with a classical and challenging as that of the RHCP. A task that would shake the wrists also well experienced musicians with him. “It’s weird to be part of a formation that you have been fans for many years. I clearly remember when I bought One Hot Minute, and how much I liked that album. Too bad that John has never wanted anything to do with the material written with Dave Navarro, but I understand. Even now, those pieces do not fit live, there are far more important to give the public even though I’d love to be able to play someone. Who knows, maybe in the future we will make an exception to the rule and propose someone, I think the fans would appreciate. “

DIVINE MUSIC

The cover of I’m With You has been entrusted to one of the greatest contemporary artists, Damien Hirst, the British, known for his shark in formaldehyde, to the skull entirely covered with diamonds and his irreverent and provocative works. “Damien is a close friend of the band and it seemed natural to ask him to design our cover. We have not given any indication about that, only the title, but I do not think we needed it. It is one of the most talented and famous artists in the world, certainly did not need for our suggestion. The meaning? Damien should ask, we love it because it is great art and, as often but we tend to forget, the art is mainly used to ask questions and get answers. ” If, by chance, you’d like to also know what kind of pill would be Flea and Josh (on the cover stands a fly lands on a capsule), the bass player does not hesitate when it explodes with “acid” in the general hilarity, while oblivious to the guitarist with a sheepish grin on the subject. His shyness was palpable and even the certainty of being in a vortex that led him to become a famous musician is able to diminish its natural defenses. “I do not think that the very fact of being a famous guitarist in a rock band can change the way I am and where I do. I am aware of the reputation they have the Red Hot, but I do not scare easily. Then maybe I’ll end up destroying hotel rooms, to corrupt young girls, make me all kinds of drugs and breaking guitars on stage (laughs). “

 

 

The conference returns to more normal tracks when Flea starts to talk about the great healing power of music. Sex, drugs and rock’n'roll? From his words come out a little more sedate statements: “I’m a fucking hippie! I truly believe that music comes from a divine place and the best I can do is try to reach that place and let it flow through me. My whole life revolves around this magical place even though I am not religious. ” The conference is over and the general chaos Flea ask if the small circle tattooed on his hand is a tribute to the famous “Germs burn”, the symbol of the fans of the Los Angeles punk band. He looks surprised and smiles, saying that the next will be the flag of the Black Flag logo, another classic hardcore. I show him the mine and all I say pleased to add a sentence from one of their songs, TV Party. “I write the text of Rise Above and I will do a tattoo from Lars Frederiksen, Rancid guitarist, just back home in Los Angeles. If we see a next time I’ll show you. ” So long, Flea …

 

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